Mutuo Lavoratori Autonomi: calcolare il rapporto tra rata e reddito
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Nell'immaginario collettivo il lavoratore autonomo è quello che guadagna un sacco di soldi. Probabilmente perché il giudizio si basa sull'entità degli incassi. In realtà una volta detratte spese e imposte le cose cambiano drasticamente.

A differenza del pubblico in generale, le banche sono coinvolte direttamente nella gestione dei conti dei lavoratori autonomi e dispongono di una capacità di giudizio lucida e lungimirante sui loro redditi. Accompagnata dalla visione pessimistica tipica di chi presta denaro.

Un miscuglio che rende spesso difficile l'ottenimento del mutuo per i lavoratori autonomi.


Indice della pagina:

1. Come si calcola il reddito del lavoratore autonomo
2. Le entrate non dichiarate
3. I casi impossibili
4. Importanza dell'anzianità professionale
5. La questione della natura dell'attività
6. La ricetta per favorire il mutuo agli autonomi


Come si calcola il reddito del lavoratore autonomo


Uno dei principi cardine nella concessione del mutuo è la soddisfazione di un adeguato rapporto tra rata da pagare e reddito dell'aspirante mutuatario. Ci sono banche che pretendono che non superi il 25%, altre che ammettono fino al 40%, ma in tutti i casi la questione rimane un tema centrale.

Come viene calcolato il reddito netto del lavoratore autonomo su cui basare il calcolo? Generalmente si prende in esame la dichiarazione dei redditi degli ultimi due esercizi per trarne una media. Quasi sempre la banca chiederà anche un bilancio informale relativo all'anno in corso, ma quello più allo scopo di verificare che la tendenza non sia indirizzata verso un peggioramento.

Ai fini del calcolo andrà considerato il Reddito Lordo (Quadro RN – Rigo RN1) detratto dalle imposte e dai contributi sanitari e previdenziali. Le imposte sono riscontrabili nello stesso Quadro RN alle tre voci da sommare "Imposta netta", "Addizionale Regionale all'IRPEF dovuta" e "Addizionale Comunale all'IRPEF dovuta".

I contributi, anch'essi da detrarre dal Reddito Lordo, corrispondono a quanto si è versato nel corso dell'anno all'ente pensionistico, per esempio l'INPS. La relativa incidenza è riportata nel quadro RP degli Oneri Deducibili.

Qualche banca, con quello che giudichiamo un eccesso, detrae dal reddito anche i costi delle polizze assicurative personali, ad esempio quelle sulla vita.


Le entrate non dichiarate


Con alcune professioni è piuttosto comune riscontrare incassi non dichiarati fiscalmente. Soprattutto piccoli artigiani che prestano servizi a favore di privati si ritrovano con un'abituale quantità di reddito non ufficiale che potrebbe però concorrere favorevolmente al pagamento della rata.

In epoche passate le banche prendevano in considerazione queste entrate basandosi su dichiarazioni scritte del richiedente, movimentazioni sui conti correnti o abitudini consolidate per lo specifico settore.

Oggi questa opportunità si è sostanzialmente azzerata a causa della necessità di far sussistere una proporzione ragionevole tra redditi dimostrabili e rata di mutuo, tale da escludere responsabilità della banca nell'affidare un finanziamento a qualcuno che in base alle risultanze ufficiali non sarebbe in grado di sostenerlo. Aspetto che potrebbe altrimenti rivelarsi critico in caso di ispezione della Banca d'Italia o di coinvolgimento della Magistratura, spettri che qualsiasi banca vuol tenere ben lontani.


I casi impossibili


In considerazione di quanto detto sopra, chi svolge attività autonome cosiddette "in nero" non avrà alcuna possibilità di ottenere un mutuo.

Analogo impedimento riguarda le attività aperte da poco. E' infatti consuetudine che i lavoratori autonomi che non hanno presentato almeno due dichiarazioni dei redditi non vengano considerati ai fini della concessione di un mutuo. Il che sottintende almeno due anni di attività.

Altra criticità insormontabile è quella di stati debitori rilevabili. Pagamenti dei fornitori eccessivamente ritardati, sovraindebitamenti aziendali, debiti con il fisco, gli enti pensionistici o i dipendenti contribuiranno a delineare un quadro complessivamente negativo privo di soluzioni.


Importanza dell'anzianità professionale


Preso atto che nel concedere un mutuo le banche si sentono tanto più tranquille quanto più stabile è il reddito del debitore, appare naturale che le attività autonome siano considerate solide quando hanno saputo dimostrare continuità nel corso di lunghi periodi.

La capacità del titolare di far fronte alle crisi, la crescita nel numero di clienti, la continuazione nel tempo delle relazioni intrattenute con loro saranno elementi in grado di presentare favorevolmente la ditta. Ma per consolidarli servono anni.

Esattamente al contrario, le attività con anzianità limitata susciteranno un certo grado di sospetto. E ciò anche nel caso di titolari che sono subentrati di recente in imprese storiche, per via del timore che non si rivelino in grado di amministrare il business preesistente in modo efficace.

Un tema di attenzione è anche quello del cambio di settore. Per esempio un artigiano di grande esperienza che decidesse di intraprendere un'attività commerciale potrebbe non risultare finanziabile fino a quando la nuova iniziativa non avrà dimostrato nel tempo la capacità di produrre reddito.


La questione della natura dell'attività


Non tutti i generi di attività vengono valutati allo stesso modo dalle banche. Ciò perché alcuni vantano maggiori aspettative di stabilità di altri, rendendo più o meno preferibili i relativi titolari nelle concessioni di mutuo.

Si consideri ad esempio un panettiere, un benzinaio, un tassista. Tutti questi godono di una certa stabilità nei ricavi perché la popolazione non può fare a meno dei loro servizi mentre la concorrenza appare ragionevolmente contingentata. Ciò permette di aspettarsi maggiori certezze nella produzione di reddito.

All'opposto ci sono le attività che vengono giudicate a rischio. A titolo esemplificativo gli autotrasportatori, gravati dagli onerosi costi finanziari dei mezzi e soggetti a rischi di interruzione dell'attività a causa di incidenti o sanzioni. Oppure le imprese edili, con rischi di invenduto o mancato pagamento di grosse commesse.

Sebbene anche questi ultimi siano per definizione finanziabili, i relativi titolari dovranno aspettarsi una certa chiusura nella concessione del mutuo. Che si tramuterà in una maggiore pretesa di garanzie intesa a compensare quelli che la banca giudica come maggiori rischi dell'operazione.


La ricetta per favorire il mutuo agli autonomi


Quando la banca si dimostra poco incline alla concessione del mutuo al lavoratore autonomo bisognerà cercare di sostentare la domanda provvedendo qualche garanzia in più.

Uno degli ingredienti più convincenti è l'apporto di risorse economiche da destinare all'operazione. L'impiego di somme rilevanti provenienti da capitali propri tenderà a convincere la banca per due buone ragioni.

La prima è che l'imprenditore capace di accumulare liquidità ha dimostrato di saper amministrare bene sia attività lavorativa che la gestione del denaro nella vita privata. Dimostrandosi concretamente una persona affidabile.

La seconda è che un mutuo di incidenza moderata rispetto alla globalità dell'operazione farà in modo che anche nella situazione più disperata la banca disponga di margini ragionevoli per rientrare in possesso del suo credito.

Chi invece non dispone di sufficienti risorse economiche non potrà che ricorrere alla stampella di un garante. La strettezza della parentela e una buona redditività del soggetto che presterà la garanzia complementare contribuiranno a far autorizzare una pratica di mutuo che determina qualche preoccupazione pur essendo ritenuta sostanzialmente "sana".

Per valutare la consistenza di un eventuale garante con la mentalità bancaria si veda la pagina Requisiti di un buon garante.