Nel 2021 conviene il tasso fisso o il tasso variabile?

MUTUO A TASSO FISSO O VARIABILE 2021: QUALE CONVIENE DI PIÙ NEI PROSSIMI MESI?

In questo momento di transizione verso la fine della pandemia è meglio scegliere il tasso fisso o variabile, quando si stipula un mutuo immobiliare per l’acquisto della casa?

L’emergenza Covid-19 rallenta, il ritorno alla normalità si avvicina, c’è fiducia nella ripresa. Si ricomincia a cercare casa, complici i tassi di interesse molto favorevoli: così ad aprile le richieste di mutui immobiliari sono aumentate dell'85%, registrando il record di volumi dal 2012, come rileva l’indagine mensile Crif. La spinta arriva soprattutto dagli under 35, a cui va il 29,4% del totale. Cala dell'1,6% l'importo medio richiesto rispetto a un anno fa, ora sceso a 138.383 euro.

Mutuo a tasso fisso o variabile 2021: il confronto

A chi si prepara a stipulare un mutuo immobiliare nei prossimi mesi quale tasso conviene scegliere? Se negli ultimi anni il fisso è stato il protagonista assoluto della scena, il 2021 ha però visto una leggera risalita dell’indice di riferimento, l’Eurirs: circa mezzo punto da inizio anno. Un piccolo balzo in avanti che potrebbe magari suscitare qualche incertezza nella decisione da parte dei futuri acquirenti di una nuova casa. 
“Soprattutto per chi si approccia a un mutuo di lunga durata, è ancora molto favorevole il tasso fisso, perché lo scarto con il variabile rimane minimo, nonostante questo lieve rialzo”, commenta Angelo Spiezia, amministratore delegato di Telemutuo SpA e di We-Unit Group SpA, nota società di mediazione creditizia, entrambe parte di FcGroup.

Mutui, tassi di interesse ai minimi storici

Dieci anni fa la scelta del tasso variabile era quasi scontata: l’Euribor oscillava attorno all’1-1,5%, l’Eurirs si attestava fra il 3 ed il 3,5%. Oggi i due indici sono quasi allineati. “Sono valori ai minimi storici, anche se non abbiamo raggiunto il minimo assoluto”. Secondo il rapporto Abi, ad aprile 2021 il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato dell’1,34% (1,36% a marzo), in confronto al  5,72% di fine 2007.
Quanto durerà questa prospettiva? “Penso che non subirà alcuna variazione nell’immediato e rimarrà simile almeno per il prossimo anno e mezzo. Il tasso variabile resta di fatto non consigliabile, se non in rari casi, come mutui di una durata molto limitata”, aggiunge Spiezia, che in uno studio ha delineato i possibili scenari per il mercato dei mutui nel prossimo triennio, ipotizzando il ritorno a un livello pre-coronavirus nel 2023 nel caso più soft e anche più plausibile. 

Flessione contenuta per il mercato immobiliare

La strategia dei bassi tassi di interesse ha fatto sì che le vendite immobiliari comunque non si siano fermate durante la pandemia, registrando solo una flessione contenuta. “Nonostante l’incertezza lavorativa ed economica, gli italiani continuano a considerare la casa il bene rifugio per eccellenza, un trend storico-culturale tipico del nostro paese. Per chi vuole comprare un’abitazione questo è il migliore momento storico: tassi di interesse convenienti e prezzi degli immobili non bassi, ma giusti, essendo rimasto un mercato vivace”.